Il tempo custodito.
Nel Collio goriziano, Borgo Gradis'ciutta nasce dal recupero di un insediamento rurale rimasto abbandonato e parzialmente fatiscente per decenni, su iniziativa dei proprietari di una storica cantina vinicola locale. L'incarico ha previsto la gestione autonoma di layout, distribuzione e identità estetica di un'intera struttura ricettiva di 12 camere, con il vincolo di riflettere la tradizione vinicola del territorio senza scivolare nel finto antico o nello sfarzo commerciale.
Il complesso si articola su due corpi distinti. Lo stabile principale, recuperato fedelmente, si sviluppa su tre livelli: al piano terra la sala colazioni e lo spazio degustazione; ai piani superiori, 8 camere ricavate ottimizzando la pianta al grezzo, con particolare attenzione a flussi, ergonomia e affacci sul paesaggio.
Una seconda ala, di ricostruzione integrale, ospita 3 appartamenti indipendenti pensati per soggiorni più autonomi.
Il principio guida dell'intero intervento è emerso in cantiere, davanti alle cataste di porte e finestre salvate dalle demolizioni: recuperare ogni elemento sano della memoria del borgo e, dove il riuso diretto non fosse tecnicamente percorribile, adottare un criterio di onestà materica — materiali nuovi trattati per restituire i segni del tempo, in alternativa a superfici lucide o artificiali.
Questo principio guida ogni scelta d'arredo nelle 8 camere: le vecchie porte recuperate dalle demolizioni, catalogate e trattate con un processo di verniciatura specifico, sono diventate gli accessi ai bagni; i comodini nascono dai segmenti delle vecchie travi del borgo, tagliati e lasciati nella loro forma grezza.
Per i mobili di nuova realizzazione, necessari a garantire gli standard di comfort richiesti, è stato sviluppato con un colorificio un trattamento chimico specifico, applicato su abete nuovo per replicarne fedelmente texture e patina.
Il progetto illuminotecnico è articolato su due livelli distinti: un'illuminazione tecnica, con strip LED integrate negli elementi strutturali in ferro per una luce indiretta che valorizza le imperfezioni storiche dei materiali; e un'illuminazione decorativa, affidata a Ferroluce — con la collezione Retrò dalla finitura "bruciacchiata" — e a Karman, il cui linguaggio artigianale e ironico ha dato vita, nel vano scala centrale, a una sospensione scenografica di otto abat-jour a diverse altezze.
Il naming delle camere, sviluppato con una graphic designer, si allontana deliberatamente dal cliché dei nomi dei vitigni: ogni stanza porta il nome di un albero secolare della tenuta, inciso al laser insieme alla sua sagoma fogliare sulle lampade da parete custom.
soloBetta.
Il tuo spazio, ripensato.